Lavoratori stranieri e italiani

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Sempre meno italiani disponibili per le mansioni operative

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Turismo 2026: Hermes segnala meno italiani disponibili per i ruoli operativi. Cresce il ricorso a lavoratori stranieri, assunti nel pieno rispetto del CCNL.

Nella stagione 2026 l’Associazione ha affiancato le imprese associate nella ricerca di circa 235 lavoratori: 190 stranieri e 45 italiani.

Cosenza, 25 agosto 2026 – La stagione turistica 2026 conferma una tendenza che l’Associazione Hermes Turismo e Servizi considera sempre più significativa: per molte mansioni operative di base, le imprese incontrano crescenti difficoltà nel reperire lavoratori italiani.

Nel corso della stagione Hermes ha collaborato al fianco delle aziende associate contribuendo alla ricerca di circa 190 lavoratori stranieri e 45 italiani. Si tratta di dati derivanti dall’attività diretta dell’Associazione e non rappresentativi dell’intero mercato nazionale, ma capaci di fotografare con chiarezza le difficoltà incontrate quotidianamente dalle imprese assistite. Nel precedente comunicato del 20 luglio, Hermes aveva già evidenziato come la maggiore carenza riguardasse soprattutto le mansioni stagionali e operative.

I lavoratori stranieri stanno sopperendo soprattutto alla mancanza di candidati per ruoli come lavapiatti, pulizie generali, runner di sala, commis di cucina e altre mansioni di supporto indispensabili al funzionamento di hotel, villaggi e ristoranti.

Il dato deve però essere interpretato correttamente. Per le figure più qualificate – chef, cuochi esperti, maître, responsabili di reparto, receptionist e altre professionalità specializzate – il bacino di lavoratori stranieri intercettato finora non presenta ancora, in molti casi, preparazione ed esperienza sufficienti per rispondere alle esigenze delle imprese.

Il fenomeno più preoccupante è quindi un altro: sempre meno italiani sembrano disponibili a svolgere le mansioni operative più semplici e fisicamente impegnative, lasciando scoperti posti di lavoro che vengono progressivamente occupati da persone provenienti dall’estero.

Questo non significa, però, che il lavoratore straniero debba essere considerato manodopera a basso costo.

«Chi viene inserito nelle aziende che affianchiamo deve essere assunto regolarmente e trattato secondo quanto previsto dal CCNL applicato, esattamente come un lavoratore italiano», sottolinea Andrea Principe, vicepresidente dell’Associazione Hermes Turismo e Servizi. «Il problema non si risolve pagando meno qualcuno perché viene dall’estero. Si risolve costruendo un mercato del lavoro più organizzato, regolare e capace di garantire alle imprese le persone necessarie per lavorare.»

Per Hermes la tutela dell’impresa e quella del lavoratore non sono interessi contrapposti.

«Vogliamo essere portatori sani dei diritti degli imprenditori e dei lavoratori. L’impresa deve poter trovare le persone necessarie per garantire i propri servizi, ma ogni lavoratore, italiano o straniero, deve avere diritto a un contratto corretto, a una retribuzione conforme e alla propria dignità professionale.»

Il dato della stagione 2026 rappresenta quindi un segnale da non sottovalutare: il personale straniero sta diventando sempre più importante per garantire quelle attività operative senza le quali una struttura turistica semplicemente non può funzionare.

La vera sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa presenza da risposta all’emergenza a percorso di integrazione, formazione e crescita professionale, senza smettere di interrogarsi sul perché una parte crescente dei lavoratori italiani non consideri più attrattive alcune delle mansioni fondamentali del turismo.

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A cura della Redazione

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