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Turismo 2026: circa 545mila occupati in più d’estate, ma mancano ancora 92mila addetti
Tra febbraio e luglio il turismo assorbe oltre mezzo milione di lavoratori in più, ma circa 92mila posizioni restano ancora scoperte.
Il turismo italiano continua a crescere, ma insieme all’occupazione cresce anche una delle principali difficoltà delle imprese: trovare abbastanza personale per affrontare i mesi di maggiore attività.
Il XVIII Rapporto dell’Osservatorio sul mercato del lavoro nel settore turismo, realizzato da Federalberghi con FIPE ed EBNT sulla base dei dati INPS, fotografa con chiarezza la forte stagionalità del settore. Nel 2025 il turismo ha occupato mediamente 1.596.176 lavoratori dipendenti, con fortissime variazioni nel corso dell’anno. Federalberghi
Oltre mezzo milione di lavoratori in più in cinque mesi
A febbraio 2025 i dipendenti del settore erano 1.325.376. A luglio, nel pieno della stagione estiva, sono saliti a 1.870.634.
La differenza è di 545.258 occupati in più.
Non significa che siano tutti lavoratori con un contratto formalmente stagionale, ma il dato misura bene la dimensione della forza lavoro aggiuntiva che il sistema turistico italiano deve riuscire a reperire nell’arco di pochi mesi.
Anche il numero delle imprese con personale cresce sensibilmente: dalle fasi di minore attività fino al picco di 236.977 aziende con dipendenti nel mese di luglio. Filiere Agroalimentari
Ma 545mila lavoratori in più non bastano
Il dato diventa ancora più significativo se incrociato con una seconda ricerca.
Lo studio “Competenze, innovazione e fabbisogni nel terziario italiano”, realizzato da Confcommercio in collaborazione con l’Università Roma Tre, stima che nel 2026 nel terziario italiano rimarranno scoperte circa 275mila posizioni lavorative.
Di queste, oltre 202mila riguardano servizi e turismo e, nello specifico, circa 92mila posizioni scoperte sono attribuite al solo settore turistico. null
È quindi questo il dato che deve far riflettere: il turismo riesce a mobilitare oltre mezzo milione di lavoratori aggiuntivi durante la stagione, ma continua comunque a non soddisfare completamente il proprio fabbisogno di personale.
Un problema ormai strutturale
La difficoltà di reperimento non può quindi essere considerata soltanto un’emergenza delle settimane che precedono l’estate.
Le imprese turistiche devono oggi programmare con maggiore anticipo la ricerca del personale, ampliare i territori e i canali di reclutamento, lavorare sulla capacità di attrarre e trattenere i collaboratori e valutare anche strumenti come la mobilità nazionale e internazionale dei lavoratori.
In questo scenario assumono maggiore importanza anche le politiche dedicate agli alloggi per il personale e strumenti come il Decreto Flussi, che consentono alle aziende di ampliare il bacino dal quale reperire lavoratori quando l’offerta disponibile sul mercato interno non è sufficiente.
Il dato complessivo è chiaro: oltre mezzo milione di occupati aggiuntivi nei mesi estivi rappresentano una capacità enorme di assorbimento di lavoro. Ma, nonostante questo, nel turismo mancano ancora circa 92mila addetti.
Per le imprese, la ricerca del personale non è più soltanto una necessità stagionale: sta diventando una componente strutturale della programmazione aziendale.
Fonte principale occupazione: Osservatorio sul mercato del lavoro nel settore turismo – XVIII Rapporto, Federalberghi, FIPE ed EBNT, su dati INPS 2025. Federalberghi
Consulta il XVIII Rapporto Federalberghi
Fonte sulle 92mila posizioni mancanti: ricerca “Competenze, innovazione e fabbisogni nel terziario italiano”, Confcommercio–Università Roma Tre, aprile 2026. La ricerca stima per il turismo circa 92mila posizioni scoperte nel 2026. null
Consulta la ricerca Confcommercio–Università Roma Tre
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