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Turismo DOP 2026: quando le eccellenze territoriali diventano esperienza di viaggio

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Il Turismo DOP cresce e coinvolge sempre più territori italiani: per le imprese dell’ospitalità non è solo promozione, ma costruzione di esperienze autentiche

Il turismo enogastronomico continua a rappresentare una delle leve più interessanti per raccontare l’Italia in modo autentico. In questo scenario si inserisce il 2° Rapporto Turismo DOP 2026, realizzato da Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del MASAF, dedicato all’analisi del turismo legato alle Indicazioni Geografiche italiane.

Il rapporto fotografa un fenomeno che non riguarda soltanto il mondo agricolo o agroalimentare, ma coinvolge direttamente anche il sistema dell’ospitalità: hotel, agriturismi, ristoranti, strutture extralberghiere, guide, territori e destinazioni.

Secondo i dati diffusi, nel 2025 sono state censite 667 attività di Turismo DOP, con una crescita del 12% rispetto al 2024. Di queste, una parte importante riguarda eventi, degustazioni, feste, festival culturali e iniziative capaci di trasformare un prodotto certificato in un’esperienza fruibile dal visitatore.

Dal prodotto tipico all’esperienza turistica

Per molto tempo il prodotto tipico è stato considerato un elemento accessorio dell’offerta turistica: qualcosa da proporre al ristorante, da inserire in una colazione o da vendere come souvenir.

Oggi, invece, il tema è più ampio. Una DOP o una IGP non rappresentano soltanto un alimento o una produzione certificata, ma possono diventare il punto di partenza per costruire percorsi, racconti, degustazioni, visite, pacchetti turistici, collaborazioni con produttori e momenti di relazione con l’ospite.

Per una struttura ricettiva, questo significa avere la possibilità di differenziarsi non solo sul prezzo o sulla posizione, ma sulla capacità di raccontare il territorio in modo credibile.

Il ruolo delle imprese dell’ospitalità

Il dato più interessante, per chi opera nel turismo, è che il Turismo DOP non vive soltanto nei consorzi o nei luoghi di produzione. Vive anche dentro le strutture ricettive.

Un hotel che inserisce prodotti locali nella colazione, un agriturismo che accompagna l’ospite alla scoperta di una filiera, un ristorante che racconta correttamente l’origine delle materie prime, una struttura che collabora con produttori e consorzi: sono tutte azioni che trasformano la territorialità in valore percepito.

Naturalmente, non basta scrivere “prodotto tipico” su un menù o su una brochure. Il turista contemporaneo cerca autenticità, ma anche organizzazione, qualità del racconto, coerenza dell’esperienza e capacità di rendere comprensibile ciò che sta vivendo.

Una sfida anche per le destinazioni meno conosciute

Il Turismo DOP può diventare uno strumento importante anche per le destinazioni che non vivono soltanto di grandi attrattori turistici. Molti territori italiani possiedono produzioni agroalimentari di valore, ma spesso non riescono ancora a trasformarle in proposta turistica strutturata.

Qui si apre una sfida decisiva: mettere insieme imprese ricettive, ristorazione, produttori, consorzi, enti locali e operatori turistici.

Quando questi soggetti lavorano in modo isolato, il prodotto resta un’eccellenza locale. Quando invece si costruisce una rete, il prodotto può diventare esperienza, racconto e motivazione di viaggio.

La riflessione di Hermes

Per le imprese turistiche, il messaggio è chiaro: il territorio non può essere soltanto uno sfondo. Deve diventare parte integrante dell’offerta.

La DOP, la IGP, il vino, l’olio, il formaggio, il pane, il salume, il prodotto agricolo o la ricetta locale non sono semplicemente elementi gastronomici. Sono strumenti di posizionamento, contenuti di marketing, occasioni di relazione con l’ospite e opportunità di collaborazione con il sistema economico locale.

Ma tutto questo richiede metodo. Serve selezionare i partner giusti, costruire proposte sostenibili, formare il personale, raccontare i prodotti con competenza e inserirli dentro un’esperienza coerente.

Il rischio, altrimenti, è quello di usare il territorio solo come parola decorativa, senza trasformarlo in valore reale.

Grafici e dati del rapporto

Il rapporto completo contiene ulteriori dati, grafici, classifiche regionali e approfondimenti territoriali. Per una lettura integrale delle elaborazioni statistiche si invita a consultare la fonte originale.

Fonte: Fondazione Qualivita, 2° Rapporto Turismo DOP 2026, realizzato in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del MASAF.

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