
Riflessioni / Lavoro e professioni
Hai assunto una persona. Chi le spiega come si lavora da te?
Esperienza e buona volontà sono un punto di partenza. Per inserire un nuovo collaboratore servono affiancamento, indicazioni chiare e qualcuno a cui rivolgersi.
Nelle imprese turistiche l’inserimento avviene spesso mentre il lavoro è già intenso.
«Segui lui e guarda come fa» può essere un inizio. Diventa insufficiente quando il collega è impegnato, non ha ricevuto indicazioni sull’affiancamento oppure svolge le attività senza spiegarne il motivo.
Il nuovo arrivato finisce così per raccogliere istruzioni da persone diverse. Uno suggerisce un metodo, un altro lo corregge, il titolare interviene soltanto quando qualcosa va storto.
In questa situazione diventa difficile capire quale comportamento sia quello atteso. E anche prendere iniziativa comporta un rischio: essere rimproverati per una regola che nessuno aveva chiarito.
Un inserimento semplice, ma organizzato
Anche una piccola struttura può costruire un percorso essenziale:
Preparare l’arrivo. Informare il team, individuare chi seguirà la persona e predisporre materiali, strumenti e accessi necessari.
Presentare il lavoro. Spiegare compiti, priorità, standard del servizio e collegamenti con gli altri reparti.
Indicare un referente. Il nuovo collaboratore deve sapere a chi rivolgersi quando incontra una difficoltà.
Affiancare nelle attività reali. Mostrare, spiegare, far provare e verificare insieme i passaggi.
Confrontarsi dopo i primi giorni. Chiarire i dubbi e correggere gli errori prima che diventino abitudini.
Può bastare una scheda breve, accompagnata dal tempo necessario per utilizzarla. Un documento consegnato senza spiegazioni difficilmente risolve il problema.
Dire “devi essere autonomo” non basta
L’autonomia cresce quando sono chiari i margini entro cui muoversi.
Un addetto al ricevimento può proporre una soluzione a un ospite insoddisfatto? Deve chiedere sempre l’autorizzazione? Quali situazioni richiedono l’intervento del responsabile?
Chiarire questi aspetti aiuta il collaboratore a decidere e riduce le interruzioni per il titolare.
Anche le correzioni devono essere comprensibili. «Così non va bene» lascia un giudizio. Spiegare cosa cambiare, perché e con quale risultato atteso offre un’indicazione utilizzabile.
Ascoltare chi è appena arrivato
Il confronto deve funzionare in entrambe le direzioni.
Chi entra in azienda può notare un passaggio poco chiaro, una doppia registrazione o una difficoltà che i colleghi hanno imparato ad aggirare.
Ascoltare queste osservazioni permette di verificare anche il proprio metodo di lavoro. La frase «Qui abbiamo sempre fatto così» merita una spiegazione, soprattutto quando esistono modi più semplici per ottenere lo stesso risultato.
La riflessione di Hermes
La ricerca del personale trova continuità nell’inserimento in azienda. Le condizioni nelle quali una persona comincia a lavorare aiutano a far emergere le sue competenze e a valutare con maggiore precisione le eventuali difficoltà.
Il nuovo collaboratore porta esperienza, disponibilità e capacità. L’impresa deve metterlo nelle condizioni di capire cosa ci si aspetta da lui e come raggiungerlo.
Prima di dire «Non è la persona giusta», chiediamoci anche: gli abbiamo dato indicazioni, strumenti e affiancamento sufficienti per lavorare bene?
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