Assicurazione catastrofale

Riflessioni / Amministrazione e finanza

Hai assicurato veramente la tua struttura o hai solo comprato una polizza? – Parte 3

Quando il danno finisce ma l’azienda resta ferma: business interruption, cyber risk e tutela legale sono le coperture che possono fare la differenza sulla continuità dell’impresa.

Andrea Principe··6 min di lettura

Nelle prime due parti abbiamo guardato prima ciò che possiede l’azienda e poi ciò che potrebbe essere chiamata a risarcire a clienti, lavoratori e terzi.

Adesso arriviamo probabilmente al punto meno visibile, ma anche a uno dei più delicati.

Un incendio può essere spento in poche ore. Un’alluvione può passare in un giorno. Un guasto importante può essere individuato rapidamente.

Il problema è quello che succede dopo.

La cucina è inutilizzabile. Alcune camere non possono essere vendute. La struttura deve chiudere completamente oppure lavorare a capacità ridotta per settimane.

L’assicurazione può anche pagare il danno materiale.

Ma chi paga il fatturato che nel frattempo non stai producendo?

Quando il danno materiale è solo l’inizio

Immaginiamo che un evento importante costringa un hotel a chiudere per trenta giorni.

Continuano però ad arrivare costi, fornitori, utenze, impegni finanziari e una serie di spese necessarie per rimettere in funzione l’attività.

Magari bisogna anche trasferire clienti già prenotati in altre strutture o sostenere costi straordinari per riuscire a mantenere aperta almeno una parte dell’azienda.

È qui che entra in gioco la cosiddetta business interruption, cioè la copertura delle conseguenze economiche legate all’interruzione dell’attività.

La seconda indagine IVASS sulle polizze catastrofali, pubblicata nel giugno 2026, evidenzia che le coperture base riguardano soprattutto i danni materiali e diretti, mentre i danni indiretti da interruzione dell’attività vengono frequentemente proposti come garanzie opzionali aggiuntive.

Quindi avere assicurato il fabbricato contro un evento catastrofale non significa automaticamente avere assicurato anche il mancato fatturato.

La domanda da fare diventa:

“Se il sinistro mi costringe a rimanere chiuso per un mese, cosa mi viene riconosciuto oltre al costo dei lavori?”

Poi bisogna andare ancora più a fondo.

La copertura rimborsa la perdita effettiva di fatturato o margine? Prevede una diaria fissa? Copre anche i maggiori costi sostenuti per continuare a lavorare? Per quanto tempo? Esistono giorni iniziali che rimangono comunque a carico dell’impresa?

Sono differenze che possono cambiare radicalmente il valore reale della garanzia.

Assicurazione catastrofale hotel

Catastrofe naturale: il danno passa, la chiusura resta

È uno dei motivi per cui abbiamo voluto che l’immagine di questa terza parte rappresentasse un hotel chiuso dopo una calamità.

Perché in quel momento il problema non è più soltanto il muro, l’impianto o il macchinario danneggiato.

Il problema è che l’azienda non sta più vendendo.

IVASS rileva inoltre che le estensioni opzionali possono includere non soltanto i danni indiretti da interruzione dell’attività, ma anche merci, apparecchiature elettroniche e altri beni che non rientrano necessariamente nella copertura base obbligatoria.

Questo rafforza una distinzione che abbiamo già fatto nella prima parte:

essere in regola con la copertura Cat Nat e avere protetto l’intera continuità economica dell’impresa sono due cose diverse.

Poi c’è un’interruzione che non rompe neanche una porta

Pensiamo adesso a un altro scenario.

Il PMS non si apre.

Il gestionale è bloccato.

Le prenotazioni non sono accessibili.

I documenti dei clienti non sono disponibili.

Una parte della rete è cifrata da un ransomware.

Fisicamente l’hotel è perfetto.

Ma operativamente può essere quasi paralizzato.

IVASS sottolinea che per le imprese il cyber risk può generare interruzione dell’attività, violazioni normative, ransomware e altre conseguenze economiche e legali. Le polizze cyber analizzate possono comprendere, a seconda del contratto, ripristino di dati e sistemi, costi di inattività, consulenti specializzati e gestione di data breach.

Ed è importante capire una cosa:

assicurare computer e server non significa necessariamente avere una vera copertura cyber.

Una polizza sulle apparecchiature può rimborsare il bene fisico.

Una copertura cyber può invece intervenire, se prevista, sul ripristino dei sistemi, sulle conseguenze dell’attacco, sulla perdita di operatività e su determinate responsabilità verso terzi.

Anche qui la domanda da fare non è:

“Ho la cyber?”

Meglio chiedere:

“Se domani un ransomware blocca PMS, rete e accesso ai dati, quali costi mi rimborsate e per quanto tempo?”

Una cyber funziona soltanto se anche l’azienda fa la propria parte

C’è poi un aspetto che merita molta attenzione.

Dall’indagine IVASS emerge che le compagnie possono prevedere condizioni di assicurabilità legate alla sicurezza preventiva: antivirus e firewall aggiornati, backup periodici, credenziali correttamente gestite e altri presidi informatici.

Questo significa che non basta acquistare la garanzia e dimenticarsene.

Una struttura dovrebbe sapere quali condizioni tecniche deve mantenere perché quella copertura rimanga realmente efficace.

In pratica:

“Abbiamo una cyber” è una frase incompleta.

La domanda corretta è:

“Quali misure dobbiamo rispettare perché, in caso di attacco, la compagnia non contesti l’operatività della garanzia?”

E se il problema finisce davanti a un avvocato?

L’ultima area è la tutela legale.

Una responsabilità civile e una tutela legale non sono la stessa cosa.

Un’impresa può trovarsi coinvolta in controversie con clienti, fornitori, lavoratori o soggetti esterni e dover sostenere costi per avvocati, consulenti e periti.

Anche nell’ambito cyber IVASS rileva coperture che possono riconoscere spese legali relative a vertenze che coinvolgono l’assicurato, oltre a eventuali controversie con fornitori di servizi informatici.

Ma ancora una volta non basta leggere “Tutela legale: presente”.

Bisogna sapere per quali controversie, con quale massimale, con eventuali periodi di carenza e con quali regole sulla scelta del legale.

Perché un conto è avere una copertura.

Un altro è scoprire che proprio la controversia che stai affrontando non rientra nel contratto.

Il vero check-up comincia adesso

Dopo questi tre articoli, la conclusione è abbastanza semplice.

Non esiste una polizza perfetta per tutte le strutture. Esiste una polizza che deve essere coerente con i rischi reali di quella specifica azienda.

Un hotel con piscina, ristorante e parcheggio ha esigenze diverse da un piccolo affittacamere.

Un resort stagionale con grandi scorte e numerosi impianti avrà rischi diversi da una struttura urbana.

E una struttura fortemente digitalizzata avrà esposizioni che magari dieci anni fa non esistevano nemmeno.

Per questo abbiamo preparato un Check-up assicurativo della struttura ricettiva.

Non serve per stabilire se la tua polizza è buona o cattiva.

Serve per farti fare le domande giuste.

Per ogni voce potrai indicare:

Sì, No oppure Da verificare.

E proprio “Da verificare” è probabilmente la casella più importante.

Perché significa che hai trovato un punto sul quale chiedere una risposta precisa.

Scarica il Check-up assicurativo Hermes

Check-up assicurativo della struttura ricettiva

Portalo con te quando rivedrai le tue coperture e, soprattutto, evita la domanda generica:

“Sono assicurato?”

Chiedi invece:

“Se succede esattamente questo, cosa mi pagate, quanto mi pagate e cosa rimane a carico mio?”

È probabilmente questa la differenza tra aver comprato una polizza e aver assicurato veramente la propria struttura.

Nota: il presente approfondimento ha finalità informative e non sostituisce l’analisi del singolo contratto assicurativo. Garanzie, esclusioni, massimali, franchigie e condizioni possono variare tra polizze diverse.

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